QUANTO VALE UNA VITA ?
cosa hai fatto, G. ?

THOUGHTS

Written by:

Views: 613

Ho saputo pochi minuti fa che un altro mio ex studente, G., sabato sera, si è tolto la vita.

E’ già la seconda volta che io osservo la fragilità di un ragazzino che mi è affidato. Che spiego ciò che ho visto. Che vengo tacciato di essere esagerato. E che poi, con infinito dolore, sono costretto a confermare a me stesso di avere ragione. Statisticamente, conoscendo migliaia di situazioni, so che il rischio di imbattersi in queste notizie è rilevante. Ma la matematica, questa volta, non mi aiuta. Non mi aiuta. Cosa hai fatto, G. ? Cosa hai fatto ?

Io sono un grandissimo osservatore della società, e dei particolari. Ho una empatia affettiva estremamente sviluppata. E nonostante sia socialmente goffo, gli studenti che mi vengono affidati li capisco sempre. Sempre. Eppure mai nessuno mi ascolta quando metto in guardia. Mai. Mai mai mai. E non capisco perché. Non vorrei avere ragione. Non in questo modo.

Oh, mio caro G., che hai fatto? Che cosa hai fatto? Dove sei andato?

Mi ricordo dei tuoi occhi azzurri, dei tuoi capelli fatti di mille ricci. Del tuo essere sopra le righe, ma, con me, mai maleducato o cattivo. Anzi, mi ricordo che mai dimenticavi il saluto. MAI. Ti ho accompagnato per alcuni anni. A volte pensavo a dove fossi andato a finire.

E pensare che proprio l’altro giorno leggevo una lettera di un padre distrutto per la morte di suo figlio, suicida, come te. E gli chiedeva: ma non hai pensato al tuo papà?

Io non mi sento di chiederti niente. Niente. Perché non avrò risposte, e perché immagino il peso dei tuoi pensieri, per arrivare a tanto.

Solo ti dico che un pezzo del mio cuore te lo sei portato via, sabato. Te lo sei portato via.

Non mi pento di averti salutato sempre, di averti sorriso sempre, anche quando tutti gli altri dicevano che non ero obiettivo: non si può essere obiettivi, quando si vuole bene.

Un pezzo del mio cuore te lo sei portato via, sabato. Ma te lo lascio volentieri.

Ti ricorderò sempre. E quando io dico sempre, è sempre.

Sempre.

E a questa società dico: ma NOI a cosa serviamo? A cosa serviamo? Serviamo a dimenticare? A schiacciare? A sfiduciare? O ad amare?

Noi non amiamo abbastanza. Questa società è spaventosa.

Ti ricorderò sempre, G. Non ho abbastanza parole, ora.

Le ho finite, le parole, e le lacrime.

Ti ricorderò sempre, G.

il tuo educatore Simone.

2 Responses to " QUANTO VALE UNA VITA ?
cosa hai fatto, G. ? "

  1. Graziella says:

    Simone, era un piacere frequentare la tua bacheca. I tuoi post erano un faro che illuminava il mio percorso di conoscenza sull’autismo, tema che mi ha condotto del tutto casualmente a te proprio su Facebook, l’imperfettissimo social.
    Hai risposto alla mia richiesta di amicizia con dei messaggi così gentili e cortesi che ne rimasi molto colpita, perché non è usuale sui social la cordialità che mi hai mostrato in una manciata di righe.

    Ti chiedevo di accettare la mia richiesta perché temevo di perdere nel mare magnum di Facebook i tuoi post. Strano timore considerato che, dopotutto, avevo letto un unico post scritto da te e condiviso su una pagina che seguivo da poco. Trovai quella lettura così interessante che sentivo di voler approfondire.
    Ricordo il mio disagio, perché d’abitudine non invio richieste a chi non conosco personalmente; tuttavia, sentivo che poteva valere la pena tentare. Che soddisfazione constatare nel giro di poco tempo che non mi ero sbagliata, che davvero ne era valsa la pena.
    Ho capito presto che in quei primi messaggi su messenger c’era un segno preciso del tuo essere così poco comune, così fuori dall’ordinario. Ne ero compiaciuta: adoro le persone poco comuni!

    Era un piacere ricevere le notifiche dei tuoi post; persino quelli più frivoli erano gradevolissimi. Mai banali, molto ironici, sempre così originali.
    E le tue riflessioni sui temi salienti della vita? I brani tratti dai tuoi libri? I racconti scaturiti dalle tue vicende più toccanti? Dei piccoli capolavori. Non nascondo che tornavo spesso a rileggere molti dei tuoi post. Per questo mi rattrista vedere come stanno scomparendo uno dopo l’altro dalla tua bacheca. Non potrò più rileggerli e non potrò contare sulla mia memoria per richiamare alla mente le parole esatte che mi facevano commuovere o sorridere o arrabbiare o riflettere. Pazienza…Comprendo che non puoi fare altrimenti.

    Per me esistono ricordi di cui smarrisco i dettagli esatti ma che conservano perfettamente la loro portata emozionale. Ecco, le sensazioni che ho provato nel leggerti rimarranno intatte, a dispetto della mia scarsa memoria. Questo è ciò che conta, in fondo.

    Anche se mi ci è voluto un po’ di tempo per digerirla, comprendo la tua scelta. La trovo di una coerenza estrema ma necessaria. Anzi, a distanza di giorni, mi appare persino come l’unica decisione possibile. Sicuramente la più funzionale per te, e qui si ferma – o si sarebbe dovuto fermare – ogni tentativo di farti cambiare idea, ammesso che sia possibile intervenire su una tua decisione, specie se si tratta di una “decisione importante” come l’hai definita in apertura a questo post.
    Comunque, sono contenta che tu abbia trovato un modo per rimanere. Sono contenta che esista una via più rispettosa dei tuoi tempi, delle tue istanze di libertà espressiva, delle tue esigenze e della tua sensibilità. Sono contenta che questa via mi consentirà di leggere ancora i tuoi pensieri, le tue riflessioni, la tua originalissima visione del mondo.

    Al di là di ogni mia considerazione – come ho già avuto modo di scriverti in un’altra occasione – conta solo ciò che potrà ridarti serenità; conta che tu possa stare bene e trovare nuove energie piuttosto che consumarle a causa del livore e della vigliacca malevolenza di chi si cela dietro una tastiera, diffondendo cattiveria e acredine. Tu puoi scegliere di pensare ed esprimere ciò che vuoi alle tue condizioni. E lo hai fatto! Pochi possono vantare altrettanta coerenza e immediatezza attuativa fra il pensare e il fare.

    Pensare…

    Pensare…

    Qui mi fermo e cito te:

    “Ma almeno ho il tempo di pensare. Quel tempo, il tempo di pensare, le persone non se lo prendono più, mentre è il tempo che ci salva”.

    Grazie di tutto cuore, Simone.

    P.S.
    Su una cosa sola mi permetto di contraddirti: il tuo libricino non “se ne è andato nel dimenticatoio”. No di certo! Non finirà di darti soddisfazioni, come te ne ha già riservato finora.
    Come faccio a saperlo se non conosco il futuro?
    Ecco, immagino che sarebbe più o meno questa la frase che mi rivolgeresti se io non stessi scrivendo ma avessi un’interazione diretta con te. In quel caso, ti risponderei che “Hai ragione, Simone, non conosco il futuro, ma questo è ciò che intendo augurarti: tante soddisfazioni. Perché te le meriti tutte”.

    Con stima e affetto, Graziella.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *